Nuove regole per i contratti a termine del personale artistico delle fondazioni lirico sinfoniche: con il decreto legge n. 59 del 28 giugno scorso (il c.d. Decreto-Cultura), il Governo ha introdotto limiti che mirano a contenere il ricorso al lavoro temporaneo nel settore.

Prima dell’introduzione del decreto, per i contratti a termine stipulati dalle fondazioni di produzione musicale rientranti nel campo di applicazione del d.lgs. n. 367/1996 valeva solo un principio generale, sancito dal d.lgs. 81/2015: l’inapplicabilità delle norme sulle causali, sui limiti massimi di durata e sui rinnovi.

Con il d.l. 59/2019 questa disciplina viene integrata co la definizione di alcune “causali” di fonte legale e la fissazione di limiti di durata massima per i contratti a termine.

In particolare, viene introdotto un meccanismo che fissa in quattro anni la durata massima per i rapporti di lavoro a termine stipulati per soddisfare esigenze  contingenti  o  temporanee, che siano  determinate  dalla eterogeneità delle  produzioni  artistiche  che  rendono  necessario l’impiego anche di ulteriore personale  artistico  e  tecnico  o dalla  sostituzione  di  lavoratori   temporaneamente   assenti.

In presenza di queste situazioni,  le fondazioni lirico  sinfoniche  possono stipulare “ulteriori” contratti a termine (in aggiunta rispetto a quelli rientranti nei limiti legali), ma per una durata che non  può  superare complessivamente i quarantotto mesi.

Sono fatte   salve   le   diverse disposizioni dei contratti collettivi; pertanto, gli accordi collettivi – tanto di livello nazionale, quanto di livello territoriale o aziendale – firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale potranno definire una soglia differente – più alta o anche più bassa – per la durata massima di questi rapporti.

Il calcolo del periodo di durata massima dovrà essere compiuto tenendo conto di tutti i periodi di lavoro, quindi anche quelli  non continuativi, e dovrà includere anche i periodi di attività svolti sulla base di proroghe o  rinnovi. Il conteggio – applicando un principio valido in generale per tutti i contratti a termine – dovrà tenere conto solo dei periodi svolti con contratto a tempo determinato per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale: periodi di lavoro svolti con mansioni relative a un livello o una categoria legale differente, quindi, dovranno essere computate a parte, con un contatore separato e distinto.

La legge precisa, inoltre, che al raggiungimento del limite di durata massima decadrà ogni diritto di  precedenza nelle assunzioni  a  tempo  determinato  eventualmente  maturato  dal lavoratore in forza di disposizioni della contrattazione  collettiva.

Il termine dovrà essere apposto per iscritto nel contratto,  a pena di nullità.

Lo stesso requisito formale è previsto per la specificazione delle causali: il contratto, infatti, dovrà indicare “a pena di nullità”  la condizione che consente l’assunzione  a tempo determinato, la proroga  o  il  rinnovo.

Questo passaggio potrebbe riservare brutte sorprese in sede giudiziale; basti ricordare a come la giurisprudenza ha letto, in passato, l’obbligo di “indicare” le causali di ricorso alla somministrazione di manodopera nei relativi contratti.

Per prevenire possibili scenari di questo tipo, la nuova norma precisa che l’indicazione della causale si considera assolto “anche” attraverso il riferimento alla realizzazione di  uno  o più  spettacoli,  di  una  o  più  produzioni  artistiche  cui  sia destinato l’impiego del lavoratore assunto con contratto di lavoro  a tempo determinato. Staremo a vedere se il riferimento allo spettacolo basterà per evitare problemi legali oppure i giudici riterranno necessario indicare “anche” la causale.

La legge, infine, precisa che il superamento dei limiti fissati dal decreto comporta solo il diritto al risarcimento del danno (senza conversione del rapporto) e che restano esclusi dalle nuove regole i  lavoratori  impiegati  nelle   attività   stagionali.