COVID-19, come gestire la sicurezza in azienda

La gestione dell’emergenza dovuta al coronavirus passa necessariamente per l’attuazione delle misure di tutela e sicurezza sul lavoro. Attuazione che è doverosa e necessaria, considerato che il datore di lavoro, nell’ambito del modello definito dal codice civile (art. 2087) e dal Testo Unico Sicurezza sul Lavoro (d.lgs. 81/2008) ha l’obbligo di valutare costantemente quali sono i rischi per la salute e sicurezza sul lavoro e, sulla base di questa valutazione, deve adottare tutte le misure idonee a ridurre l’esposizione al rischio.

In un caso come questo, un’azienda – non solo quelle operanti nelle zone dove ci sono stati dei casi di contagio – deve innanzitutto a verificare se il documento di valutazione dei rischi rimane adeguato, in questo nuovo scenario, oppure deve essere adattato rispetto alla nuova situazione (con un occhio particolare alla valutazione del rischio biologico).

L’aggiornamento formale del documento di valutazione dei rischi non basta: servono misure concrete in grado di alzare il livello di sicurezza in azienda, per rendere effettivo l’onere di prevenzione che grava sul datore lavoro.

Per fare questo, è necessario innanzitutto consultare (dove presente) il medico aziendale, per pianificare tutte le azioni concrete che devono essere in campo.

Certamente, in una situazione nella quale lo scenario può cambiare ogni giorno, l’obbligazione di sicurezza deve essere attuata con grande dinamismo, adattando ogni giorno le misure di prevenzione applicate in azienda alle indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie, senza perdere di vista la necessità di guarda anche al medio e lungo periodo.

Misure di prevenzione che non riguardano solo l’ambito strettamente igienico sanitario (la pulizia dei luoghi, l’addestramento del personale, i controlli periodici) ma investono anche gli aspetti di natura organizzativa.

La prima misura utilizzabile è il cd smart working semplificato.

La nuova procedura semplificata di ricorso allo smart working (introdotta e disciplinata dal DPCM del 25 febbraio) consente di attivare, nelle Regioni più sollecitate dall’emergenza legata al coronavirus (Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia), questa modalità di lavoro beneficiando di due importanti semplificazioni procedurali: non è necessario l’accordo con il lavoratore, e l’informativa sui rischi generali per la salute e sicurezza sul lavoro si può inviare con modalità telematica (es. via email), anche avvalendosi dei moduli presenti sul sito INAIL.

Per dare applicazione concreta a queste novità, ciascun datore di lavoro potrà procedere senza particolari formalità. Una volta presa la decisione di ricorrere al lavoro agile, potrà quindi comunicare direttamente al singolo dipendente (o a gruppi più estesi, se il provvedimento si applica collettivamente) la decisione di richiedere lo svolgimento della prestazione in modalità “agile”, allegando anche (contestualmente o con una comunicazione separata) anche l’informativa sui rischi per la sicurezza.

La procedura semplificata (salvo eventuali proroghe) sarà utilizzabile solo fino al 15 marzo; dopo tale data, si potrà proseguire con lo smart working, ma seguendo la regola ordinaria. Per chi avesse già in corso un accordo di lavoro agile alla data odierna, invece, nulla cambia, a meno che il datore di lavoro non ritenga di variare transitoriamente alcuni aspetti dell’accordo.

Ovviamente, non tutto si potrà gestire con il lavoro agile. Serve anche un approccio innovativo alla mobilità del personale, rivedendo maniera critica e selettiva tutti gli spostamenti dei dipendenti, limitando quelli verso le zone “a rischio”, e potenziando il ricorso agli strumenti digitali che consentono di organizzare riunioni e incontri di lavoro anche senza la necessità della presenza fisica (oltre all’utilizzo dello smart working).

Infine, è importante il dialogo costante con il personale, chiedendo tutte le informazioni che possono essere utili ad identificare eventuali pericoli e dando tutte le istruzioni utili a ridurre l’esposizione al rischio. Questo dialogo consentirà all’azienda di applicare le misure di tutela in maniera tempestiva e preventiva, evitando di dover intervenire quando già la situazione di pericolo è diventata concreta e attuale.