Il nuovo decreto sui riders potrebbe dare vita a due categorie differenti di lavoratori del settore: quelli etero-organizzati che sono destinatari delle tutele previste dal Jobs Act, e quelli occasionali cui si applicano le misure (meno incisive) previste dal decreto legge n. 101/2019.

Questo il dubbio sollevato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro nella nota di commento al decreto sui riders, approvato prima dell’estate e attualmente in fase di conversione in legge.

Il decreto legge stabilisce che ai c.d. “riders” trovi applicazione l’art. 2 del d.lgs. n. 81/2015: tale norma assicura ai collaboratori coordinati e continuativi, in presenza della c.d. etero-organizzazione, le tutele tipiche del lavoro subordinato. In presenza di questo meccanismo, secondo la nota, il nuovo art. 47 bis del d.lgs. 81/2015 (introdotto dal medesimo decreto), nella parte in cui definisce le tutele per i riders, sarebbe applicabile solo ai riders “occasionali”, quelli cioè che non rientrano nel campo di applicazione del Jobs Act.

Per identificare quest’ultima platea, l’Ispettorato suggerisce di prendere spunto dalla direttiva (UE) 2019/1152, utilizzando il criterio delle tre ore di lavoro medio a settimana in un periodo di quattro settimane: tale meccanismo dovrebbe essere utilizzato per identificare i collaboratori destinatari delle (minori) tutele del d.l. n. 101/2019.

La nota dell’Ispettorato mette in luce, inoltre, possibili criticità applicative in merito al mezzo di trasporto utilizzato per la consegna dei beni.

Il riferimento al d.lgs. n. 285/1992, utilizzato dal decreto legge per identificare i riders, lascerebbe infatti fuori dal campo di applicazione tutti quei soggetti che, pur in minoranza e pur svolgendo la medesima attività̀, utilizzano mezzi di trasporto diversi (ad es. autovettura).

L’Ispettorato suggerisce, inoltre, di introdurre un obbligo di formalizzazione per iscritto degli obblighi contrattuali, indicando esplicitamente la persona fisica sulla quale ricadono i doveri in materia lavoristica assunti dalla persona giuridica parte contrattuale (il rappresentante legale di una società̀ non è sempre il responsabile degli obblighi connessi al rapporto di lavoro).

Con riferimento alla materia della salute e sicurezza sul lavoro, l’Ispettorato suggerisce di stabilire espressamente quali obblighi – e quindi quali disposizioni – debbano essere applicati in relazione alla attività̀ svolta.

Tale precisazione sarebbe utile ad evitare dubbi applicativi: se le misure di sicurezza per i riders rientrassero nel campo di applicazione del Jobs Act, infatti, ci sarebbe un vuoto di tutela perché il d.lgs. n. 81/2008 stabilisce che lo stesso trova applicazione nei confronti dei collaboratori “ove la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente” (art. 3, comma 7).

Se invece le misure di sicurezza trovassero applicazione a prescindere dalla qualificazione del rapporto, andrebbero calibrati al meglio i numerosi obblighi oggi a carico dei datori di lavoro.