Il lavoratore che agisce in giudizio contro il suo licenziamento può produrre la lettera di impugnazione stragiudiziale del recesso anche in una fase successiva alla presentazione del ricorso: il Giudice può autorizzare il ricorrente a produrre tale documento dopo che si è costituito il datore di lavoro, qualora questi eccepisca la mancata impugnazione stragiudiziale del licenziamento.

Con questa pronuncia la Corte di Cassazione (sentenza n. 25346 del 9 ottobre scorso) applica in maniera molto estensiva alcuni principi giurisprudenziali già noti e pacifici, con l’effetto di allentare le maglie processuali rispetto ad alcuni termini di decadenza molto importanti.

La controversia che ha dato origine alla pronuncia aveva ad oggetto l’impugnazione proposta da un lavoratore contro il licenziamento intimato nei suoi confronti: questo lavoratore non aveva allegato al ricorso introduttivo del giudizio la lettera di impugnazione stragiudiziale del licenziamento, e il datore aveva eccepito l’intervenuta decadenza dal diritto di impugnare il recesso. Tale eccezione veniva tuttavia superata grazie all’intervento del giudice di primo grado che, esercitando i propri poteri di acquisizione d’ufficio dei documenti, aveva ammesso la produzione tardiva della lettera.

La Corte di Cassazione considera corretta tale decisione, ricordando che e’ sicuramente vero che nel rito del lavoro l’omesso deposito di un documento contestualmente all’atto introduttivo del giudizio determina la decadenza dal diritto alla produzione, ma precisando che tale principio trova delle eccezioni. In particolare, secondo la sentenza il principio trova eccezione nel caso in cui la produzione tardiva sia giustificata dal tempo di formazione del documento oppure – come nel caso considerato dalla pronuncia – sia resa necessaria dall’evolversi della vicenda processuale  nel tempo successivo alla presentazione del ricorso.  Il concreto funzionamento della regola e delle eccezioni viene assicurato dai poteri d’ufficio del Giudice, che – secondo la Corte – deve applicare i principi di “ricerca della verità” cui è ispirato il rito del lavoro, e deve anche tenere conto della diversa natura dei diritti in gioco tra le parti. Applicando questi concetti al caso oggetto del giudizio, secondo la sentenza la necessità di depositate la lettera di impugnazione del licenziamento è sorta solo per effetto delle difese del datore di lavoro (il quale aveva anche proposto una domanda riconvenzionale), e pertanto il lavoratore poteva essere autorizzato a produrre il documento in un momento successivo alla presentazione del ricorso. L’applicazione a un caso del genere di un principio pacifico non appare scontata, se si considera che in casi analoghi spesso la giurisprudenza di merito sceglie soluzioni improntate a un maggiore rigore formale, negando la possibilità di produrre tardivamente un documento come la lettera di impugnazione stragiudiziale che, per sua natura, dovrebbe già essere inserito tra i documenti allegati al ricorso che avvia il giudizio.