“È stato esonerato!” è ciò che spesso si sente dire a proposito degli allenatori professionisti. Ma cosa vuol dire esattamente “esonero” e perché non si parla più semplicemente di licenziamento?

Per rispondere va, anzitutto, chiarita quale sia la natura giuridica del rapporto di lavoro che lega l’allenatore alla Società Sportiva, precisando che l’allenatore professionista è soggetto alla disciplina speciale prevista dalla Legge 91/1981. Nonostante l’assoggettamento degli allenatori alla medesima disciplina dettata per gli altri sportivi professionisti – per i quali è prevista una presunzione di subordinazione e, solamente in presenza di alcuni specifici requisiti (dettati dall’art. 3 L. 91/1981), si determina la configurazione di un rapporto di lavoro autonomo – per l’allenatore non è prevista alcuna presunzione e il carattere di subordinazione deve essere accertato caso per caso in applicazione dei criteri forniti dal diritto comune del lavoro. Va però anche detto che dottrina e giurisprudenza hanno ritenuto che la natura del rapporto di lavoro dell’allenatore rivesta quasi sempre il carattere della subordinazione.

Alla luce di ciò, dunque, quali sono le differenze tra due istituti (l’esonero e il licenziamento dell’allenatore) che molto spesso vengono confusi e che solo apparentemente sembrano uguali?

Con l’esonero si rimuove l’allenatore dalla conduzione tecnico-agonistica della squadra e lo si libera dalla sola obbligazione di prestare attività lavorativa, mantenendo la formale validità del rapporto di lavoro e di tutte le sue componenti, ivi inclusa la retribuzione.

Proprio in quest’ultimo aspetto è rinvenibile la principale differenza con l’istituto del licenziamento, che, al contrario, si risolve nell’atto unilaterale mediante il quale il “datore di lavoro”, ovverosia la società sportiva, recede dall’intero rapporto di lavoro con l’allenatore.

Come visto, il rapporto di lavoro dell’allenatore professionista è soggetto alla disciplina della Legge 91/1981 e, per espressa previsione normativa, nei confronti di quest’ultimo non trovano applicazione alcune norme di diritto comune (gli articoli 4, 5, 13, 18, 33, 34 della L. 300/70 nonché gli articoli 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8 della L. 604/1966 che riguardano la disciplina dei licenziamenti individuali). Proprio tali deroghe hanno fatto sorgere alcuni dubbi circa la presunta impossibilità di licenziare gli allenatori. Tuttavia, la giurisprudenza di merito ha provveduto a evidenziare come l’esclusione dell’applicabilità di tali articoli non determini affatto la non applicabilità della disciplina del licenziamento – o meglio del recesso anticipato – per giusta causa. Si noti, però, che essendo espressamente esclusa l’applicazione dell’articolo 18 dello Statuto, l’allenatore illegittimamente licenziato avrà diritto alla sola tutela risarcitoria.

In conclusione, esonero e licenziamento sono due provvedimenti diversi e non incompatibili tra loro, che possono anzi essere fondati sullo stesso fatto, pur presentando diversi presupposti legittimanti. Il licenziamento, per essere legittimo, richiede la sussistenza di una giusta causa ai sensi dell’art. 2119 del codice civile; l’esonero, invece, può basarsi anche su mere considerazione di ordine sportivo, come ad esempio la carenza di risultati da parte della squadra allenata.

Andrea David Mieli – Lorenzo Vittorio Caprara