La tutela prevista per le lavoratrici madri impedisce di licenziare le donne per tutto il periodo di gestazione fino al compimento di un anno di età del bambino, sanzionando con la nullità il recesso illegittimamente intimato in costanza di tale periodo (D. Lgs. n. 151/2001 – T.U. in materia di sostegno alla maternità).

Il legislatore estende la tutela delle madri anche alle ipotesi in cui la gestazione sia intervenuta durante il periodo di preavviso, e quindi dopo la comunicazione del licenziamento, prevedendo la sospensione dell’efficacia del licenziamento stesso ex art. 2110 c.c.

La sospensione del recesso datoriale è infatti ammissibile allorquando nel corso del periodo di preavviso sopravvengano gli eventi previsti dalla norma citata, ossia malattia, infortunio, gravidanza e puerperio.

Una ricostruzione completa della fattispecie in esame esige un’analisi, oltre che normativa, anche giurisprudenziale della questione, e un particolare approfondimento di una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (ordinanza del 3 aprile 2019 n. 9268), che ha fornito nuovi spunti di riflessione sulla questione.

Nel caso di specie, una società intimava ad una lavoratrice un licenziamento per motivo oggettivo e nel corso del periodo di preavviso – all’esito del quale il suddetto recesso avrebbe prodotto i propri effetti, determinando la cessazione definitiva del rapporto – iniziava lo stato di gestazione della stessa.

La lavoratrice lamentava che il licenziamento intimatole fosse stato posto in essere in violazione della disciplina di cui all’art. 54 del D. Lgs. n. 151/2001, in base al quale le donne non possono essere licenziate dall’inizio del periodo della gravidanza sino al compimento di un anno di età del bambino.

Le pretese avanzate dalla lavoratrice tuttavia non trovavano accoglimento da parte della Corte d’appello, la quale dichiarava legittimo il licenziamento intimatole: secondo la Corte territoriale, infatti, sebbene nel caso specie l’efficacia del licenziamento fosse posticipata alla scadenza del periodo di preavviso, il licenziamento si era perfezionato il giorno della comunicazione del recesso alla lavoratrice, data in cui non era ancora intervenuta la gestazione.

Come infatti chiarito dalla Corte d’Appello, attenutasi a consolidati principi giurisprudenziali, richiamati poi anche dall’ordinanza della Cassazione in esame, “la verifica delle condizioni legittimanti l’esercizio del potere di recesso deve essere compiuta con riferimento al momento in cui detto negozio unilaterale si è perfezionato e non già con riguardo, ove il licenziamento sia stato intimato con preavviso, al successivo momento della scadenza del preavviso stesso”.

Tale assunto – osserva la Corte territoriale – troverebbe ulteriore conferma anche nella formulazione della normativa che la stessa lavoratrice invocava come violata, l’art. 54 del D. Lgs. n. 151/2001, il quale sancisce la nullità del licenziamento per violazione del divieto in esame avendo riguardo alla situazione esistente al momento in cui il licenziamento viene comunicato, e non al momento di produzione degli effetti dello stesso.

La Suprema Corte, ripercorrendo il ragionamento della Corte territoriale, escludeva la nullità del licenziamento per violazione dell’art. 54 del D. Lgs. n. 151/2001, a fronte del fatto che al momento dell’intimazione del licenziamento la lavoratrice non si trovasse in stato di gravidanza.

I Giudici della Suprema Corte hanno inoltre posto l’attenzione su un ulteriore profilo, che è quello attinente alla sospensione dell’efficacia del licenziamento per le ragioni individuate dall’art. 2110 c.c, che non rilevano ai fini della legittimità del licenziamento, ma unicamente al fine di stabilire la decorrenza dell’effetto risolutivo.

La Corte sul punto ha precisato che il caso di specie non integrasse un’ipotesi di violazione della disciplina di cui all’art. 54 del D. Lgs. n. 151/2001, bensì un fatto astrattamente idoneo a determinare la sospensione del periodo di preavviso ai sensi dell’art. 2110 c.c.

Infatti, come precisato dalla Corte, il licenziamento intimato durante lo stato di gravidanza rientra nel divieto posto dal citato art. 54 che ne sancisce la nullità, mentre la gravidanza intervenuta nel corso del periodo di preavviso “lavorato”, come nel caso di specie, è attratta nella disciplina dell’art. 2110 c.c. e comporta gli effetti sospensivi ivi previsti.