Sfuma al fotofinish la parasubordinazione (nella versione riveduta e corretta dal Jobs Act) per i lavoratori delle piattaforme digitali (i c.d. rider).

Dopo un anno di attesa, il Governo – prima delle dimissioni del Presidente Conte – aveva, agli inizi di agosto, finalmente approvato il decreto legge che doveva regolamentare il lavoro dei “ciclofattorini” che consegnano a domicilio il cibo (o altri beni) ordinati dai clienti tramite apposite piattaforme digitali.

Non è chiaro che fine farà il provvedimento, in questa situazione: analizziamo per ora i suoi contenti in attesa di capire se sarà portato avanti oppure verrà interrotto l’iter di entrata in vigore.

Il decreto contiene una sorpresa: viene abbandonata l’idea, presente in tutte le bozze circolate nell’ultimo anno, di un intervento legislativo pesante, volto a definire per legge la natura subordinata del rapporto.

Al posto di questa misura, viene prevista una norma ben più realistica e coerente con il quadro normativo e giurisprudenziale: si precisa che ai “lavoratori delle piattaforme digitali” si applicano le norme contenute nell’art. 2, comma 1, del d.lgs. 81/2015, uno dei decreti attuativi del Jobs Act.

In questo modo, il legislatore sceglie di dare continuità agli orientamenti della giurisprudenza che hanno ricostruito il lavoro dei ciclofattorini come una forma di collaborazione coordinata e continuativa.

L’ambito di applicazione del decreto legge è contenuto nel nuovo art. 47 bis del d.lgs. 81/2015, che definisce i rider come “prestatori occupati con rapporti di lavoro non subordinato” che svolgono  attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di veicoli a due ruote o assimilabili, anche attraverso piattaforme digitali.

Si considerano piattaforme digitali i programmi e le procedure informatiche che collegano a distanza per via elettronica le persone per le attività di consegna di beni, determinando le caratteristiche e il prezzo della prestazione o del servizio.

La principale forma di tutela stabilita dal decreto per questi soggetti è di natura retributiva: tali lavoratori potranno essere retribuiti in base alle consegne effettuate purché in misura non prevalente. Tale concetto non mancherà di creare problemi applicativi, anche se – in virtù del rinvio all’art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 81/2015 – un ruolo cruciale potrà essere svolto dai contratti collettivi.

Secondo il nuovo decreto-legge, tali contratti potranno anche definire schemi retributivi modulari e incentivanti, che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dei diversi modelli organizzativi.

La retribuzione base oraria dovrà essere riconosciuta a condizione che, per ciascuna ora lavorativa, il lavoratore accetti almeno una chiamata.

Il decreto si preoccupa, inoltre, di estendere ai rider la copertura assicurativa INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

I relativi adempimenti dovranno essere attuati dalle piattaforme digitali, che sono individuate anche come il soggetto che  – a proprie spese – dovrà attuare le misure previste dal Testo Unico sicurezza sul lavoro.

Il premio di assicurazione a carico delle imprese titolari delle piattaforme digitali dovrà essere determinato (come prevede l’art.  41 del d.p.r. n. 1124/1965) in base al tasso di rischio corrispondente all’attività svolta, tenendo conto – come base di computo – del limite minimo di retribuzione giornaliera in vigore per tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale.

Gli effetti delle nuove regole dovranno essere monitorati e valutati da un apposito Osservatorio, che potrà anche formulare proposte di revisione legislativa.