Un lavoratore che cade sul pavimento-bagnato dopo aver ignorato un segnale di pericolo, non può addebitare al datore di lavoro la responsabilità dell’infortunio subito: l’azienda risponde, infatti, per i danni subito dal personale solo quando viola, in concreto, una regola fissata da norme specifiche o, comunque, suggerita dalla tecnica.

Questo il principio affermato dalla sentenza n. 14066/2019 emanata ieri dalla Corte di Cassazione, al termine di un contenzioso avviato da una dipendente che, ignorando il segnale di pericolo apposto dal datore di lavoro, aveva camminato su un pavimento bagnato (dove erano in corso delle pulizie) ed era scivolata.

A causa della caduta, la dipendente aveva riportato una frattura e, dopo essere stata risarcita dall’INAIL, aveva chiamato in giudizio il datore di lavoro per ottenere il risarcimento del c.d. danno differenziale.

Nel corso del giudizio di appello, il datore di lavoro era stato riconosciuto responsabile dell’infortunio, per non aver adottato tutte le misure organizzare adeguate a prevenire l’infortunio; in particolare, secondo i giudici di merito l’azienda avrebbe dovuto organizzare i servizi di pulizia (svolti da un’impresa appaltatrice esterna) fuori dall’orario di lavoro dei dipendenti, e quindi non aveva compiuto ogni sforzo necessario per evitare interferenze con l’attività lavorativa ordinaria.

La Corte di Cassazione ha rigettato questa interpretazione, partendo da un concetto troppo spesso dimenticato: l’art. 2087 del codice civile, che regola la responsabilità del datore di lavoro in materia di sicurezza sul lavoro, non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva. La Corte ribadisce anche un temperamento importante di tale principio: il datore di lavoro non può limitarsi ad applicare le regole d’esperienza e le tecniche esistenti, ma deve ingegnarsi per adottare tutte le cautele idonee a preservare l’integrità psicofisica del lavoratore.

Sulla base di questi concetti, prosegue la Corte, il datore di lavoro è responsabile per un danno solo quando l’evento è dovuto a una sua colpa; elemento che può consistere nella violazione di regole di comportamento fissate da norme specifiche o, comunque, nella mancata adozione di cautele suggerite dalla tecnica.

Nel caso della dipendente scivolata sul pavimento bagnato, la Corte di Cassazione non ha ritenuto sussistente alcuna colpa del datore di lavoro, escludendo che potesse essere addebitata all’azienda la scelta di consentire lo svolgimento delle pulizie durante l’orario di lavoro. Lo svolgimento del servizio di pulizia era ampiamente segnalato da appositi segnali, e lo stesso lavoratore che stata svolgendo il servizio aveva segnalato verbalmente il pericolo: di fronte alla libera scelta della dipendente di ignorare questi avvertimenti, il datore di lavoro risulta immune da qualsiasi responsabilità.