La domanda di pensione incompleta non è inesistente: la Cassazione dichiara guerra al formalismo

La richiesta diretta ad ottenere l’indennità di accompagnamento dall’INPS non può essere considerata “inesistente” se il richiedente ha compilato in maniera incompleta il relativo modulo: la sussistenza di tale vizio va riscontrata solo nei casi espressamente previsti dalla legge, considerate le gravi conseguenze dell’inesistenza dell’atto amministrativo nel processo previdenziale.

Con questi principi la Corte di Cassazione (sentenza n. 14412/2019, pubblicata ieri) lancia un importante segnale contro il formalismo giuridico.

I familiari di un pensionato avevano presentato la domanda per ottenere un’indennità di accompagnamento, ma avevano dimenticato di barrare – nel modulo fornito dall’Inps – la casella recante l’indicazione delle condizioni sanitarie necessarie ai fini del riconoscimento del trattamento. In particolare, nella richiesta – per essendo stata precisato che il soggetto interessato era invalido civile – non era stata barra la casella relativa al tipo di condizioni in cui versava il soggetto accompagnato (“impossibilitato a deambulare” oppure “non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua”).

La domanda era stata rifiutata e, in primo grado, il Tribunale di Macerata aveva rigetto l’impugnazione proposta dai richiedenti, sostenendo che la domanda presentata all’INPS era incompleta e, quindi, doveva essere considerata come mai presentata, determinando l’improcedibilità dell’azione giudiziaria.

La Corte d’Appello di Ancona ha rovesciato questa lettura, con un’interpretazione – meno formalistica e più vicina alla sostanza dei fatti – che la Suprema Corte, con la sentenza di ieri, conferma in pieno.

La Corte conferma la necessità di presentare, nelle controversie previdenziali, una richiesta amministrativa prima di poter attivare l’azione giudiziaria, a pena di improponibilità del ricorso.

Tuttavia, prosegue la Corte, nella controversia in questione la domanda era stata presentata, seppure in maniera incompleta, mancando la spuntatura delle condizioni del soggetto accompagnato.

Incompletezza che non può essere equiparata alla mancata presentazione della richiesta, in quanto nessuna norma di legge richiede come requisito imprescindibile della domanda la spuntatura dei motivi per i quali viene richiesta l’indennità.

In altre parole, la Corte non ritiene necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall’Inps o l’uso di formule sacramentali per considerare effettivamente presentata una domanda: è sufficiente che dal tenore complessivo si possa comprendere l’oggetto della richiesta, per considerare correttamente rispettato l’adempimento.

Tale lettura, conclude la sentenza, è coerente con i principi della Costituzione, in particolare, con l’art. 111, comma 1, nella parte che regola il giusto processo. Sulla base di tale principio, solo la legge può individuare cause di improcedibilità dell’azione giudiziaria, con la conseguenza che l’inesatta compilazione di un modulo predisposto da Inps non può bastare a determinare un effetto preclusivo così grave.