E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.lgs. 2 ottobre 2018, n. 124, il provvedimento che (in attuazione della legge delega n. 103/2017) riforma le norme sull’ordinamento-penitenziario (contenute nella legge 26 luglio 1975, n. 354) in materia di vita detentiva e lavoro penitenziario.

Condizioni di lavoro

La riforma (modificando l’art. 20 della legge n. 354/1975) stabilisce che negli  istituti  penitenziari  e  nelle strutture ove siano eseguite misure privative della  libertà  devono essere favorite in ogni modo la destinazione  dei  detenuti al lavoro e a  corsi  di formazione professionale.

Le direzioni degli istituti penitenziari, in deroga  alle  norme di contabilità generale dello Stato  e  previa  autorizzazione  del  Ministro  della  giustizia, possono vendere prodotti delle lavorazioni  penitenziarie  o  rendere servizi attraverso l’impiego di prestazioni lavorative dei detenuti e degli internati a prezzo pari o anche inferiore al loro costo, tenuto conto, per quanto possibile, dei  prezzi  praticati  per  prodotti  o servizi corrispondenti nella zona in cui è situato l’istituto.

I proventi delle manifatture carcerarie e il corrispettivo  dei servizi,  prodotti  o  forniti  dall’amministrazione   penitenziaria impiegando l’attività lavorativa dei  detenuti  e  degli  internati, sono  versati  all’entrata  del  bilancio  dello  Stato  per  essere annualmente riassegnati, con decreto  del  Ministro  dell’economia, allo scopo di promozione e sviluppo della formazione professionale  e del lavoro dei detenuti e degli internati.

 

Attività alternative

I detenuti  e  gli  internati,  in  considerazione  delle  loro attitudini, possono essere ammessi a esercitare, per  proprio  conto, attività artigianali, intellettuali o  artistiche,  nell’ambito  del programma di trattamento, oppure a esercitare attività di produzione di beni da destinare  all’autoconsumo,  anche in alternativa alla normale attività  lavorativa.

Il nuovo comma 13 fissa la durata delle prestazioni  lavorative, che  non  può superare  i limiti stabiliti dalle leggi vigenti in  materia  di  lavoro  e  sono garantiti il riposo festivo, il riposo annuale retribuito e la tutela assicurativa e  previdenziale.

Ai  detenuti  e  agli  internati  che frequentano i corsi di formazione professionale e svolgono i tirocini è garantita, nei limiti  degli  stanziamenti  regionali,  la  tutela assicurativa e ogni altra tutela prevista dalle disposizioni vigenti.

Per  la  costituzione  e  lo svolgimento di rapporti di  lavoro  nonché’  per  l’assunzione  della qualità di socio nelle cooperative  sociali  di  cui  alla  legge  8 novembre 1991, n. 381, non si applicano le incapacità  derivanti  da condanne penali o civili.

I detenuti  e  gli internati possono chiedere di essere ammessi a  prestare  la  propria attività a titolo volontario e gratuito nell’ambito di  progetti  di pubblica   utilità,   tenendo   conto   anche    delle    specifiche professionalità e attitudini lavorative.

 

Remunerazione e adempimenti

Il lavoro  penitenziario non  ha  carattere  afflittivo  ed  è remunerato.

La remunerazione per ciascuna categoria  di  detenuti  e  internati  che lavorano  alle  dipendenze  dell’amministrazione   penitenziaria   è stabilita,  in  relazione  alla  quantità  e  qualità  del   lavoro prestato, in misura pari  ai  due  terzi  del  trattamento  economico previsto dai contratti collettivi.

L’amministrazione  penitenziaria è tenuta a  rendere  disponibile  a  favore  dei  detenuti  e  degli internati, anche attraverso apposite convenzioni non onerose con enti pubblici e privati, un servizio di assistenza all’espletamento  delle pratiche  per  il  conseguimento  di  prestazioni   assistenziali   e previdenziali e l’erogazione di servizi e misure di  politica  attiva del lavoro.

 

Convenzioni di inserimento lavorativo

Ai sensi del nuovo comma 8 del citato art. 20, gli  organi  centrali e territoriali  dell’amministrazione penitenziaria  possono stipulare   apposite   convenzioni   di   inserimento lavorativo con soggetti pubblici  o  privati  o  cooperative  sociali interessati a fornire opportunità di lavoro a detenuti o  internati.

Le convenzioni disciplinano l’oggetto e le condizioni di svolgimento dell’attività   lavorativa,   la   formazione   e   il   trattamento retributivo, senza oneri a carico della finanza pubblica; le proposte di   convenzione   sono   pubblicate   a   cura   del    Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sul proprio sito istituzionale.

 

Assegno di ricollocazione

Coloro che hanno terminato l’espiazione della pena o che non sono  più sottoposti a misura di sicurezza  detentiva  e  che  versano  in stato  di  disoccupazione  ai  sensi  dell’articolo  19  del  decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150,  accedono,  nei  limiti  delle risorse  disponibili   a   legislazione   vigente,   all’assegno   di ricollocazione , se ne fanno richiesta nel termine di sei mesi dalla data della dimissione.

 

Commissione paritetica

Secondo il nuovo art. 20 della legge n. 354/1975, presso ogni istituto penitenziario è istituita una commissione composta dal direttore o altro dirigente penitenziario,  dai responsabili dell’area sicurezza  e  dell’area  giuridico-pedagogica, dal  dirigente  sanitario  della  struttura  penitenziaria,   da   un funzionario  dell’ufficio  per  l’esecuzione  penale   esterna,   dal direttore del centro per l’impiego  o  da  un  suo  delegato,  da  un rappresentante sindacale unitariamente designato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (e un altro a    livello territoriale).

Questa commissione svolge compiti molto rilevanti.

Innanzitutto, provvede a formare due elenchi, uno generico e l’altro per qualifica, per l’assegnazione al lavoro dei  detenuti  e  degli  internati,  tenendo conto  dell’anzianità  di  disoccupazione   maturata durante lo  stato  di  detenzione  e  di  internamento,  dei  carichi familiari e delle abilità lavorative possedute.

La commissione, inoltre,  individua le attività lavorative o i  posti  di  lavoro  ai quali, per motivi di sicurezza, sono assegnati detenuti o  internati, in deroga agli elenchi di cui sopra, e stabilisce criteri per l’avvicendamento  nei  posti  di  lavoro alle  dipendenze  dell’amministrazione  penitenziaria,  nel  rispetto delle  direttive  emanate   dal   dipartimento   dell’amministrazione penitenziaria.

Alle  riunioni  della  commissione  partecipa,   senza   potere deliberativo, un rappresentante dei detenuti e degli internati.