Le novità della settimana in materia di lavoro: la Newsletter del 17 gennaio

Giurisprudenza

Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, 8 gennaio 2020 n. 220 – Utilizzo di un database rubato ad un’altra azienda: assolto il manager

La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla  condotta di una manager accusata di aver utilizzato in azienda un database copiato dal server di una società concorrente.

Nel caso di specie, alcuni dipendenti di una società (che aveva un diritto di esclusiva sul proprio database poi “trafugato”), avevano dato vita a una nuova società operante nello stesso settore e che annoverava nella propria banca dati un numero considerevole di indirizzi di posta elettronica per l’esercizio dell’attività di c.d. direct email marketing, cioè l’invio online di messaggi commerciali verso una lista preselezionata di utenti.

Nella fase di merito, veniva esclusa la responsabilità per il reato di abusivo utilizzo della banca dati in violazione del diritto di autore di una manager sul presupposto che è stata rilevata la mancanza della prova di un accordo e, quindi, che l’imputata sapesse della provenienza illecita del pacchetto di indirizzi mail cui inviare comunicazioni pubblicitarie.

La Corte di Cassazione, a conferma di quanto statuito nel merito, ha affermato il principio per cui “a fronte dell’assenza di prova di un accordo illecito per la riproduzione illecita e l’utilizzazione in azienda di una banca dati di proprietà di un’altra società è legittima l’assoluzione, dovendosi ritenere che il neo-assunto ben abbia potuto rassicurare l’imputato di avere un proprio archivio personale o di essere in condizione di procurare legittimamente gli indirizzi telematici della clientela cui inviare le comunicazioni pubblicitarie“.

Corte di Cassazione, 8 gennaio 2020 n. 148 – Termine per impugnare il licenziamento del dirigente e indennità supplementare

La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del licenziamento del dirigente per giustificatezza e corresponsione dell’indennità supplementare.

Nel caso di specie, un ingegnere, dirigente in una società leader mondiale del comparto elettronica per la difesa veniva licenziato in virtù di una ristrutturazione aziendale, agiva per il riconoscimento della “ingiustificatezza” del recesso intimatogli dalla datrice di lavoro e per il pagamento dell’indennità supplementare ex art. 19 CCNL Dirigenti Aziende Industriale, unitamente ad altre connesse pretese (differenze dell’indennità di preavviso e premio di produzione).

Il giudice di prime cure rilevava l’intervenuta decadenza sull’impugnativa del licenziamento, di cui all’art. 32 comma 1 della legge n. 183 del 2010, non avendo il lavoratore provveduto a impugnare il recesso nei termini previsti dalla citata norma. La Corte d’Appello accoglieva il ricorso del dirigente, dichiarando tempestiva l’impugnativa e privo di giustificatezza il licenziamento intimato al lavoratore e condannando l’azienda al pagamento dell’indennità. La Corte di appello precisava che, quanto al doppio termine di decadenza, “pur rilevando che l’art. 32, comma 2, l. n. 183/2010 aveva esteso il relativo regime a tutti i casi di invalidità del licenziamento e che tale estensione riguardava anche i dirigenti, osservava tuttavia che l’istituto non poteva che riguardare i soli casi di difformità del licenziamento dal modello legale, in quanto la patologia dell’invalidità comprende i licenziamenti nulli perché contrastanti con specifici divieti di legge, inefficaci perché verbali, privi di giusta causa o di giustificato motivo o anche soltanto viziati dal mancato rispetto delle regole procedimentali di cui all’art. 7 Stat. Lav. In nessun caso può invece qualificarsi come invalido il licenziamento del dirigente privo di “giustificatezza” a norma dei contratti collettivi di settore, poiché in questo caso l’illecito è solo convenzionale e l’atto che lo riflette integra soltanto un inadempimento contrattuale, così come di esclusiva regolamentazione contrattuale è la tutela in tal caso apprestata”. La Corte di appello concludeva che la decadenza non operasse in questa evenienza, “essendo l’istituto di stretta interpretazione, insuscettibile di applicazione estensiva”.

La Corte di Cassazione, ha stabilito che “i suddetti termini di decadenza e di inefficacia dell’impugnazione devono trovare applicazione quando si deduce l’invalidità del licenziamento, come nella specie, prospettandone la nullità in quanto discriminatorio, non assumendo rilievo la categoria legale di appartenenza del lavoratore“. La ratio della disciplina introdotta dall’art. 6 della legge n. 604/1966, in combinato disposto con l’art. 32, comma 2, della legge n. 183 del 2010, si rinviene nell’esigenza di garantire la speditezza dei processi attraverso la previsione di termini di decadenza ed inefficacia in precedenza non previsti, in aderenza e non in contrasto con l’art. 111 Cost. Il legislatore ha così operato, facendo riferimento ad un criterio oggettivo, un non irragionevole bilanciamento tra l’indispensabile esigenza di tutela della certezza delle situazioni giuridiche e il diritto di difesa del lavoratore”.

Secondo la Suprema Corte l’espressione “invalidità” deve essere intesa in senso restrittivo avendo riguardo alla rilevata incapacità di un atto contrario ad una norma di produrre effetti conformi alla sua funzione economico sociale. Dunque, “nel concetto di invalidità non può ricondursi l’ipotesi della “ingiustificatezza” di fonte convenzionale, cui consegue la tutela meramente risarcitoria dell’indennità supplementare. Quest’ultima si collega ad un atto incontestatamente e pacificamente valido, che incide in termini solutori sul rapporto di lavoro”.

Inoltre, “in materia di rapporto di lavoro del dirigente, poiché ai fini della giustificatezza del licenziamento rileva qualsiasi motivo che escluda l’arbitrarietà del licenziamento, la domanda avente ad oggetto l’accertamento della illegittimità del recesso per non giustificatezza del licenziamento con condanna del datore di lavoro alla corresponsione dell’indennità supplementare è diversa da quella avente ad oggetto l’accertamento della illegittimità del licenziamento comminato in tronco per giusta causa e la condanna al pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso; pertanto, accolta quest’ultima per insussistenza della giusta causa, il relativo giudicato non preclude la proposizione della prima”.

Corte di Cassazione, 7 gennaio 2020 n. 113 – Socio di cooperativa accusa l’ex presidente: legittimo il licenziamento

La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del licenziamento intimato a un lavoratore di una cooperativa, che aveva accusato l’ex presidente della cooperativa stessa di essersi appropriato indebitamente di una considerevole somma di denaro.

Nel caso di specie, il socio lavoratore aveva accusato l’ex presidente della cooperativa di essersi indebitamente appropriato di 36.000 Euro. A fronte di tale accusa, la cooperativa avviava un procedimento disciplinare che si concludeva con l’irrogazione del licenziamento per giusta causa, consistente nella grave negazione dei doveri propri del socio lavoratore, tra cui è compreso quello di “subordinazione verso i superiori”. Contestualmente la cooperativa procedeva alla delibera per la esclusione dalla società del dipendente licenziato.

Nella fase di merito, il ricorso del lavoratore veniva rigettato, ritenendo che nel caso di specie, per la rilevanza e la specificità dell’accusa, si fosse configurata una giusta causa di recesso.

Ricorreva, pertanto, per cassazione il lavoratore, il quale chiedeva che il licenziamento fosse dichiarato illegittimo in quanto, a suo dire, non vi sarebbe stata insubordinazione nei confronti di un superiore, dal momento che l'(ex) “Presidente della cooperativa era socio volontario e non, quindi, un superiore“.

La Suprema Corte, a conferma della decisione di merito, ha dichiarato il licenziamento legittimo, ritenendo non ammissibile la circostanza fatta emergere dal lavoratore, in quanto ad ogni modo l’ex Presidente, ricoprendo anche il ruolo di consigliere, rivestiva comunque un ruolo sovraordinato rispetto al ricorrente. È stato, pertanto, affermato il principio di diritto secondo cui “è legittimo licenziare il lavoratore che accusa l’ex presidente di appropriazione indebita. L’esercizio del diritto di critica è lecito se limitato alla difesa della propria posizione ma non deve ledere il decoro del superiore gerarchico“.

Prassi

Ministero del Lavoro – Decreto dell’11 dicembre 2019: retribuzioni convenzionali per i lavoratori all’estero – Anno 2020

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 gennaio 2020, n. 5 , il Decreto del 11 dicembre 2019 con la determinazione delle retribuzioni convenzionali 2020 per i lavoratori all’estero.

INPS – Messaggio del 3 gennaio 2020 n. 12: Convenzione INPS, INL – CONFINDUSTRIA, CGIL, CISL, UIL per l’attività di raccolta, elaborazione e comunicazione dei dati relativi alla rappresentanza delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria. Integrazione alla circolare del 6 dicembre 2019 n. 146

L’INPS ha previsto l’aggiornamento degli elenchi dei contratti collettivi nazionali di categoria e delle organizzazioni sindacali aderenti al Testo Unico (T.U.) sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014.

In particolare, per l’avvio da gennaio 2020 della rilevazione del dato associativo, le Organizzazioni sindacali sono state invitate a verificare i contenuti dell’Allegato n. 3 alla citata circolare e ad informare Confindustria, entro il 16 dicembre 2019, di eventuali modifiche da effettuare.

INAIL – Federchimica – Protocollo d’Intesa del 10 dicembre 2019: attività congiunte per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratore dell’industria chimica

L’INAIL e la Federchimica hanno comunicato di aver raggiunto un protocollo d’intesa, in base al quale i due enti, in collaborazione tra loro, hanno definito gli ambiti e le modalità di realizzazione delle attività finalizzate alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e alla diffusione di una nuova cultura della sicurezza.

Per realizzare i predetti obiettivi, le parti del protocollo di intesa hanno comunicato di voler effettuare attività di:

  • monitoraggio dei risultati dell’adozione dei sistemi di gestione della salute e sicurezza (c.d. SGSL);
  • aggiornamento delle Linee d’indirizzo;
  • informazione per le aziende del settore;
  • divulgazione delle soluzioni e degli strumenti individuati per gestire i fattori di rischio.

 

Per visionare i numeri precedenti della newsletter, si prega di cliccare qui