L’allarme coronavirus è un banco di prova importante per il nostro sistema produttivo: le aziende devono dare dimostrazione di sapersi riorganizzare in tempi rapidi, in modo da garantire la continuità produttiva anche in un contesto obiettivamente molto difficile come quello cui andiamo incontro.

Questa riorganizzazione parte dalla revisione delle misure di prevenzione, mai come in questa vicenda essenziali ai fini del contrasto alla diffusione del virus.

Revisione che non è solo opportuna, ma anche doverosa: il datore di lavoro, nell’ambito del modello definito dal codice civile (art. 2087) e dal Testo Unico Sicurezza sul Lavoro (d.lgs. 81/2008) ha l’obbligo di valutare costantemente quali sono i rischi per la salute e sicurezza sul lavoro e, sulla base di questa valutazione, deve adottare tutte le misure idonee a ridurre l’esposizione al rischio.

In un caso come questo, un’azienda – non solo quelle operanti nelle zone dove ci sono stati dei casi di contagio – deve avere un approccio attivo alla vicenda, andando innanzitutto a verificare se il documento di valutazione dei rischi rimane adeguato, in questo nuovo scenario, oppure deve essere adattato rispetto alla nuova situazione (con un occhio particolare alla valutazione del rischio biologico).

Questa domanda non può trovare una risposta uguale per tutti: la necessità di rivedere il documento dipende dalle caratteristiche, dalla dislocazione territoriale e dalle modalità di lavoro di ciascuna impresa.

L’aggiornamento formale del documento di valutazione dei rischi non basta: servono misure concrete in grado di alzare il livello di sicurezza in azienda, per rendere effettivo l’onere di prevenzione che grava sul datore lavoro.

Per fare questo, è necessario innanzitutto consultare (dove presente) il medico aziendale, per pianificare tutte le azioni concrete che devono essere in campo.

Questa consultazione deve essere dinamica e costante: in una situazione come quella che stiamo vivendo, nella quale lo scenario può cambiare ogni giorno, l’obbligazione di sicurezza deve essere attuata con grande dinamismo, adattando ogni giorno le misure di prevenzione applicate in azienda alle indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie, senza perdere di vista la necessità di guarda anche al medio e lungo periodo.

Misure di prevenzione che non riguardano solo l’ambito strettamente igienico sanitario (la pulizia dei luoghi, l’addestramento del personale, i controlli periodici) ma investono anche gli aspetti di natura organizzativa.

Da questo punto di vista, serve un approccio innovativo alla mobilità del personale; è importante rivedere in maniera critica e selettiva tutti gli spostamenti dei dipendenti, limitando quelli verso le zone “a rischio”, e potenziando il ricorso agli strumenti digitali che consentono di organizzare riunioni e incontri di lavoro anche senza la necessità della presenza fisica (oltre all’utilizzo dello smart working).

Inoltre, è opportuno introdurre dei meccanismi in grado di censire l’eventuale ingresso di soggetti (fornitori, consulenti e clienti) potenzialmente a rischio, bilanciando le esigenze della privacy con quelle di tutela della salute dei dipendenti.

Infine, è importante il dialogo costante con il personale, chiedendo tutte le informazioni che possono essere utili ad identificare eventuali pericoli e dando tutte le istruzioni utili a ridurre l’esposizione al rischio.