I premi di produttività possono godere della detassazione solo se i criteri di misurazione dell’obiettivo sono determinati con ragionevole anticipo: è questo uno degli ultimi chiarimenti delle Entrate – avvenuto con la risposta agli interpelli 205, del 25 giugno scorso – che si va ad innestare su un sempre più cospicuo filone interpretativo in materia.

Proprio esaminando gli ultimi pareri diramati dall’Agenzia delle Entrare, diventa interessante ripercorrere alcuni principi applicativi, al fine di non trovarsi ad incorrere nel disconoscimento del beneficio fiscale, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero in capo al sostituto d’imposta.

Ma andiamo con ordine. Riprendendo l’interpello citato, le Entrate hanno analizzato il quesito di una società che chiedeva lumi circa la possibilità di detassare erogazioni premiali da corrispondere a luglio 2019, derivanti da un accordo collettivo sottoscritto in data 26 novembre 2018, per definire i parametri di misurazione del premio di risultato a valenza annuale per il 2018 stesso.

Nell’ipotesi descritta, i premi sarebbero stati erogati sulla base di criteri individuati in un contratto, la cui stipula era intervenuta in prossimità della scadenza del termine del periodo rilevante per la misurazione del raggiungimento dell’incremento: le Entrate ritengono quindi non soddisfatta la condizione secondo la quale i criteri di misurazione devono essere determinati con ragionevole anticipo rispetto ad una eventuale produttività futura non ancora realizzatasi.

In sostanza, la valutazione contenuta nell’interpello si aggiunge ad un altro requisito, già trattato dall’agenzia delle Entrate con la risoluzione 78/E/2018, con specifico riferimento all’arco temporale di misurazione dei parametri di produttività: l’argomentazione parte dalla considerazione come non sia sufficiente che l’obiettivo prefissato dalla contrattazione di secondo livello venga raggiunto, poiché è, inoltre, necessario che il risultato conseguito dall’azienda risulti incrementale rispetto al risultato antecedente l’inizio del periodo di maturazione del premio.

Non può, quindi, mancare la sussistenza del requisito incrementale, rilevabile dal confronto tra il valore dell’obiettivo registrato all’inizio del periodo congruo e quello risultante al termine dello stesso.

Si tratta di una lettura che – a detta delle Entrate – deriva dal dettato normativo, in particolare dal decreto Lavoro-Economia del 25 marzo 2016. Proprio il comma 2, dell’articolo 2, del provvedimento stabilisce che i contratti collettivi aziendali o territoriali “devono prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione … rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo, il cui raggiungimento sia verificabile in modo obiettivo attraverso il riscontro di indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati”. Soltanto alla fine del periodo previsto dal contratto (cosiddetto periodo congruo), ovvero di maturazione del premio, va verificato un incremento di produttività, redditività, e così via, costituente il presupposto per l’applicazione del regime agevolato.

Di recente, l’Agenzia si è occupata della tematica anche con le risposte a interpello 130 e 143, del 27 dicembre 2018.

Con il primo intervento è stato rimarcato che il beneficio fiscale della detassazione deve possedere tra i diversi presupposti richiesti un sistema premiale di natura “variabile”: nel dettaglio, questa accezione non va interpretata come gradualità dell’erogazione in base al raggiungimento dell’obiettivo definito nell’accordo aziendale o territoriale, bensì come incertezza nell’erogazione del premio. Nella pratica, le retribuzioni di risultato devono poggiare sull’incremento di produttività o redditività misurato al termine del periodo congruo, escludendo dal regime agevolativo singole voci retributive.

Infine, l’interpello 143 ribadisce il concetto di incrementalità. Pertanto, il premio può anche essere erogato in valori differenti per i dipendenti, sulla base di parametri di misurazione della performance individuale, ma non si può prescindere dalla realizzazione, da parte dell’azienda, di un risultato incrementale che può riguardare la produttività, la redditività, la qualità, l’efficienza o l’innovazione.

Alessandro Rota Porta