E’ incostituzionale l’art. 92, II comma, c.p.c. che non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni.

Corte Costituzionale, Sentenza n. 77 del 19 – 26 aprile 2018

I Giudici del lavoro di Torino e Reggio Emilia sollevano questione di legittimità costituzionale dell’art. 92, secondo comma, Cod. proc. Civ. (nel testo modificato dall’art. 13, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132 e convertito, con modificazioni, nella legge 10 novembre 2014, n. 162) che prevede la possibilità di compensazione parziale o per intero delle spese di giudizio, se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto a questioni dirimenti.

Il primo deduce la violazione degli artt. 3, primo comma, 24, primo comma, e 111, primo comma, della Costituzione; il secondo anche quella degli artt. 25, primo comma, 102, 104,  gli artt. 21 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE) e degli artt. 6, 13 e 14 CEDU del 1950 (questi ultimi come parametri interposti per il tramite dell’art. 117, primo comma, Cost.)

Parzialmente diverso il presupposto normativo di partenza dei remittenti ma coincidente il dubbio di legittimità costituzionale: la mancata previsione, in caso di soccombenza totale, del potere del giudice di compensare le spese di lite tra le parti anche in casi ulteriori rispetto a quelli ivi previsti.

Muovendo dal presupposto secondo il quale la regolamentazione delle spese di lite risponde alla regola generale victus victori fissata dall’art. 91, primo comma, c.p.c. nella parte in cui prevede che la soccombenza si accompagna, di norma, alla condanna al pagamento delle spese di lite, la Corte ribadisce il principio di responsabilità (“chi è risultato essere nel torto si faccia carico”) che sorregge la scelta del legislatore pur evidenziando, però, come tale regola non sia assoluta proprio in ragione del carattere accessorio della pronuncia sulle spese.

Derogabilità “possibile” che per il tramite dell’art. 92, secondo comma c.p.c. ha ammesso la compensazione integrale o parziale delle spese in caso di soccombenza reciproca ovvero di “giusti motivi” poi divenuti, con la riforma del 2009, “gravi ed eccezionali ragioni” fino ad essere sostituiti (nel 2014) dalle due ipotesi nominate della “assoluta novità della questione trattata” ed il “mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti”.

Ma, la rigidità di queste due ipotesi tassative è stata ritenuta in netto contrasto con il principio di ragionevolezza e con quello di uguaglianza (art. 3, primo comma Cost.) ed anche con il canone del giusto processo (ex art. 111, primo comma, Cost.) e del diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24, primo comma, Cost.) perché la prospettiva della condanna al pagamento delle spese di lite, anche in qualsiasi situazione del tutto imprevista ed imprevedibile per la parte che agisce o resiste in giudizio, può costituire una remora ingiustificata a far valere i propri diritti.

Del resto, che il legislatore degli ultimi anni abbia optato per il ritorno alla tecnica normativa della clausola generale delle “altre gravi ed eccezionali ragioni” emerge anche nel processo tributario nel quale l’art. 9, comma primo, lett. f), n. 2 del d.lgs. n. 156 del 24 settembre 2015 nel sostituire gli originari commi 2 e 2 bis dell’art. 15 del d.lgs. n. 546 del 1992 ha previsto la compensazione parziale o integrale delle spese di giudizio, oltre che in caso di soccombenza reciproca anche in ipotesi di “gravi ed eccezionali ragioni” da motivarsi espressamente.

Segue, pertanto, la declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 92, secondo comma, c.p.c. (nel testo modificato dall’art. 13, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, nella legge 10 novembre 2014, n. 162), nella parte in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni.