Cass. civ., Sez. lav., sent. 20 marzo 2018, n. 6889

Con la sentenza in commento la Suprema Corte ha cassato con rinvio la statuizione della Corte d’Appello di Milano che ha ritenuto la violazione dell’art. 7 Stat. Lav. per genericità della contestazione di addebito.

Questa non avrebbe permesso all’incolpato di comprendere il contenuto degli illeciti contestati e tale rilievo avrebbe portato i giudici del gravame a dichiarare l’inefficacia del licenziamento con condanna della società a corrispondere al lavoratore otto mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto (ex art. 18, sesto comma, Stat. Lav.), trattandosi di vizio procedurale idoneo ad inficiare il procedimento disciplinare ed assorbire, per ragioni di priorità logica, ogni questione relativa all’effettività dell’addebito.

Di diverso avviso è, invece, la Cassazione secondo la quale l’accertamento della violazione dell’art. 7 Stat. Lav. sarebbe avvenuto senza aver valutato “il contesto” nel quale si erano svolti i fatti che avrebbero permesso di valutare “in concreto” se, l’omessa menzione dei nominativi di tutte le colleghe molestate (una sarebbe stata individuata, nella lettera di contestazione, con le sole iniziali) possa aver realmente determinato una insuperabile incertezza nell’individuazione dei comportamenti imputati, tale da pregiudicare in concreto il diritto a difesa del lavoratore.

Il requisito di specificità della contestazione deve, invero, dirsi rispettato purché siano individuati i contorni della condotta ritenuta disciplinarmente rilevante (i quali devono essere tali da costruire anche il perimetro del campo d’azione della difesa del lavoratore), vengano rese indicazioni necessarie ed essenziali tali da delimitare – nella sua materialità – l’addebito e, al contempo, sia fornita l’indicazione di dati ed aspetti essenziali di quest’ultimo, pur senza dover essere la contestazione analitica.

La lettera di avvio del procedimento disciplinare deve, dunque, delineare l’addebito e tracciare i contorni della condotta ritenuta disciplinarmente rilevante, in modo tale da perimetrare anche l’ambito dell’attività difensiva del lavoratore, salva la successiva verifica da parte del giudice dell’idoneità della condotta contestata a costituire giusta causa o giustificato motivo soggettivo di recesso. Devono, però, essere fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella loro materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque violazioni dei doveri di cui agli artt. 2104 e 2105 cod. civ.

In accoglimento del secondo motivo del ricorso incidentale della società (col quale si denunciava la violazione e falsa applicazione dell’art. 7 Stat. Lav.), pertanto, la Suprema Corte ha affermato che la valutazione della sussistenza del requisito di specificità della contestazione deve avvenire al di fuori di schemi rigidi e prestabiliti, onde verificare se al lavoratore siano state rese indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, i fatti oggetto di addebito e valutare se la mancata precisazione di alcuni elementi di fatto abbia determinato un’insuperabile incertezza nell’individuazione delle condotte tale da pregiudicare il diritto di difesa del lavoratore.