Il sistema sanzionatorio predisposto dalla legge Biagi (d.lgs. n. 276/2003) per contrastare i fenomeni di utilizzo illecito del contratto di somministrazione di personale si applica esclusivamente alle imprese private, mentre non è applicabile nei confronti della Pubblica Amministrazione, in virtù dell’espressa riserva contenuta nella stessa normativa.                                                                          Con questa indicazione, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro prende posizione, con una nota pubblicata il 20 gennaio scorso, su un tema di grande rilevanza applicativa. Come noto, il d.lgs. 276/2003 definisce e regolamenta il contratto di somministrazione di manodopera, prevedendo anche (agli art. 18 e seguenti) un articolato sistema di sanzioni (di natura civile, penale e amministrativa) per i soggetti che utilizzano tale fattispecie fuori dai canoni legali:; sistema sanzionatorio che coinvolge anche le situazioni di utilizzo illecito del contratto di appalto. Spesso si pone la questione circa l’applicabilità di questo sistema di sanzioni anche verso le amministrazioni pubbliche, nei casi in cui si verifica una delle patologie che rendono illecito il contratto di somministrazione oppure l’appalto. L’Ispettorato, richiamando la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenza n. 15432/2014), ricorda che l’art. 86, comma 9, del d.lgs. n. 276/2003 è l’unica norma di quel provvedimento che reca una disciplina applicabile agli enti pubblici. Le altre disposizioni, in coerenza con quanto previsto dalla legge delega da cui è scaturita la normativa, non si applicano alla PA; regola che non  può essere derogata per disposizioni di natura sanzionatoria che, come tali, non possono essere oggetto di applicazione analogica o interpretazione estensiva. Ovviamente, resta valide le ordinarie norme civilistiche in tema di appalti (con le relative tutele).