Il CCNL delle Agenzie per il lavoro – sottoscritto il 21 dicembre scorso ed entrato in vigore, dopo la ratifica delle rispettive organizzazioni stipulati, da poche settimane – ha introdotto delle regole molto originali in tema di durata del lavoro flessibile.

Regole di cui l’intero settore sentiva il bisogno, per limitare gli effetti negativi del c.d. decreto dignità (dl 87/2018) che ha ridotto da 36 a 12 mesi la durata massima del contratto a termine, tanto diretto quanto stipulato a scopo di somministrazione, lasciando un molto margine ristretto (serve una delle nuove causali) per la prosecuzione del rapporto per altri 12 mesi.

L’applicazione di questa regola avrebbe comportato un effetto molto negativo per i lavoratori somministrati che, dopo la fine del periodo transitorio previsto dal decreto dignità, stavano per arrivare a una delle fatidiche scadenze dei 12 o dei 24 mesi: questi lavoratori (e le rispettive aziende) sarebbero stati messi di fronte a un bivio secco tra assunzione a tempo indeterminato o cessazione del rapporto.

Le parti sociali del settore hanno introdotto una regola che ha reso meno stringente questa scelta, allungando la durata massima del rapporto.

Questo risultato si ottiene “sterilizzando” le anzianità lavorative maturate prima del 1 gennaio 2019.
Secondo la nuova disciplina, le anzianità maturate dal 1 gennaio 2014 al 31 dicembre 2018 si calcolano entro il limite massimo di 12 mesi, anche se il rapporto tra le parti ha avuto in concreto una durata maggiore. Così, per fare un esempio, se un rapporto nel periodo ha avuto una durata di 20 mesi, ai fini delle soglie del decreto dignità dovrà essere computato solo un periodo figurativo di 12 mesi.
In altre parole, viene di fatto allungato il periodo di lavoro che può ancora essere svolto a tempo determinato dai somministrati che hanno accumulato lunghi periodi di attività prima dell’entrata in vigore del decreto dignità.
Accanto a questa misura transitoria, il nuovo CCNL guarda anche al futuro, allungando sino a 48 mesi il periodo di durata massima del rapporto a tempo determinato che può intercorrere tra un’agenzia per il lavoro e un somministrato.

Tale limite riguarda la durata complessiva del rapporto tra il somministrato e l’Agenzia per il lavoro, ma va combinato con la durata massima della missione presso il medesimo utilizzatore, che in ogni caso non può superare i 24 mesi.
Così, per fare un esempio, un somministrato assunto dall’agenzia Alfa può lavorare sino al massimo di 24 mesi massimo presso l’utilizzatore Beta; una volta superata tale soglia, tale lavoratore può ancora lavorare alle dipendenze dell’Agenzia per altri 24 mesi, ma può svolgere le nuove missioni solo presso utilizzatori diversi da Beta.

Sempre nell’ottica di rendere più agevole la prosecuzione del rapporto di lavoro del somministrato, il CCNL incrementa il numero massimo delle proroghe che possono essere applicate a ciascun contratto di lavoro a scopo di somministrazione.
Viene confermata la disciplina vigente prima del decreto dignità (6 proroghe per ogni contratto di somministrazione) ma il numero di proroghe consentite sale a 8, se il CCNL dell’utilizzatore fissa una durata massima diversa dai 24 mesi.
Sono ammesse 8 proroghe anche in caso di utilizzo di lavoratori svantaggiati e molto svantaggiati, soggetti privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno 12 mesi, lavoratori ricollocati presso un diverso utilizzatore applicando le procedure del CCNL, casi previsti da accordi di secondo livello o dai contratti collettivi degli utilizzatori e impiego di disabili assunti ai sensi della legge 68/1999.

L’ultimo intervento finalizzato a stimolare la continuità lavorativa riguarda la possibilità di eseguire contratti commerciali di somministrazione a tempo determinato assumendo alle dipendenze dell’agenzia dei lavoratori con il contratto a tempo indeterminato.

Il nuovo accordo precisa (in linea con la circolare del Ministero n. 17/2018) che tale ipotesi è del tutto lecita e, anzi, gode un beneficio importante: il limite di durata massima, previsto per i rapporti a termine ordinari, non si applica ai contratti commerciali di somministrazione a tempo determinato di questa natura, con un innegabile beneficio per le parti che li utilizzano.