Somministrazione: più tutele per i lavoratori grazie alla contrattazione-collettiva

Il settore delle agenzie per il lavoro – nonostante l’ingiusta campagna mediatica cui è stato esposto nei mesi scorsi, sulla base di anacronistiche accuse di “caporalato” – ha una lunga e consolidata tradizione di welfare bilaterale per i lavoratori somministrati: tutele aggiuntive rispetto a quelle esistenti, concordate tra le parti sociali di settore ed erogate in favore dei lavoratori mediante specifici enti bilaterali, finanziati con risorse proprie.

Questa tradizione viene proseguire con una misura molto innovativa contenuta nel recente rinnovo del CCNL di settore: il trattamento di sostegno al reddito dei somministrati (SAR).

Si tratta di una indennità di disoccupazione erogata dalla bilateralità ai soggetti che abbiano lavorato come somministrati alle dipendenze di un’Agenzia per il lavoro almeno 110 giornate nei 12 mesi precedenti e che siano disoccupati da almeno 45 giorni. In presenza di questi requisiti, è riconosciuto un trattamento una tantum di 1.000 (mille) euro a carico del Fondo di Solidarietà Bilaterale; l’importo si riduce a 780 euro, se le giornate di lavoro sono inferiori a 110 ma uguali o superiori a 90.
Alle persone che sono in possesso di questi requisiti viene, infine, riconosciuto il diritto di ricevere un percorso mirato di formazione e riqualificazione professionale.
Questo diritto si può esercitare presso qualsiasi Agenzia per il lavoro e si concretizza nella possibilità di ricevere servizi di orientamento, bilancio di competenze e formazione di almeno 30 ore.

L’attenzione per le tutele dei lavoratori somministrati non si concretizza solo nella previsione di misure economiche aggiuntive rispetto a quelle minime previste dalla legge; il CCNL, confermando una procedura già esistente negli accordi precedenti, si preoccupa anche di favorire la ricollocazione professionale dei lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle agenzie per il lavoro, nel caso in cui restano senza un’attività di lavoro a causa della cessazione della missione in corso.

Quando si verifica tale situazione, parte un percorso di ricollocazione professionale obbligatoria della durata minima di 6 mesi, durante il quale l’Agenzia deve compiere ogni tentativo di ricollocazione della persona. Queste misure sono applicate sulla base di uno specifico piano concordato con in rappresentanti sindacali nell’ambito di una specifica commissione territoriale.

Durante tutto il periodo nel quale l’agenzia tenta la ricollocazione, il lavoratore assunto a tempo indeterminato dall’agenzia di lavoro, ha diritto a un’indennità di disponibilità per i periodi in cui non è in missione presso un utilizzatore.

Una volta finito il periodo di ricollocazione, si possono verificare due scenari: il lavoratore ritrova una nuova occupazione oppure la ricerca fallisce. Nel secondo caso, l’agenzia piò intimare il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, e il dipendente accede al trattamento economico per la disoccupazione (NASPI) secondo le regole valide per tutti gli altri lavoratori, cui si aggiunge il SAR, se esistono i requisiti sopra ricordati.