Secondo un vecchio e abusato slogan delle scuole di management, per essere buoni manager bisogna riuscire a trasformare i vincoli in opportunità.

Questa è la sfida che attende le Agenzie per il lavoro per fronteggiare lo scenario nuovo – e totalmente imprevisto – scaturito dalle regole contenute nel c.d. Decreto Dignità.

Una sfida che può essere vinta perché, pur essendo molto restrittivo per tutte le forme di lavoro flessibile, il Decreto contiene diversi elementi che potrebbero valorizzare la somministrazione di manodopera, ancora più rispetto al passato.

Il primo elemento consiste nella specialità della somministrazione, che – in coerenza con le chiare indicazioni fornite dalle direttive comunitarie – resta soggetta a vincoli meno stringenti del lavoro a tempo determinato ordinario (non si applica lo “stop and go”, il diritto di precedenza, il meccanismo delle causali è riferito al singolo utilizzatore).

Il secondo elemento riguarda il nuovo limite quantitativo del 30%, inteso come sommatoria di somministrati e dipendenti a termine diretti. Questo limite si cumula con l’altra soglia, già esistente e rimasta in vigore, del 20% massimo per i soli lavoratori a termine diretti, e fornisce al mercato un’indicazione molto chiara in favore della somministrazione di manodopera.

Un altro vincolo che si potrebbe trasformare in opportunità è la nuova soglia di durata massima di 12 mesi (24, in casi del tutto eccezionali) applicabile a tutti i rapporti a termine, anche in regime di somministrazione a termine.

Per non incorrere in questa soglia, le imprese potrebbero utilizzare uno strumento fin qui poco valorizzato, la somministrazione di manodopera (il c.d. staff leasing).

Questa forma contrattuale si candida ad assorbire tutta quella domanda di flessibilità che, a causa delle nuove restrizioni, non potrà più trovare una risposta adeguata nei rapporti a termine.

Lo staff leasing, inoltre, consentirà alle imprese di non dover attuare un doloroso turn over tra lavoratori che hanno raggiunto l’anzianità lavorativa massima prevista dalle nuove norme e lavoratori ancora “giovani” da questo punto di vista.

Il ricorso massiccio allo staff leasing avrebbe, peraltro, un effetto positivo su tutto il mercato del lavoro, in quanto eviterebbe pericolose fughe verso forme contrattuali meno regolari e più opache, valorizzando lo spirito che ha animato questa forma contrattuale sin dalla legge Biagi.

Sarebbe opportuno che tale contratto fosse valorizzato anche dalla contrattazione collettiva (sia quella delle agenzie per il lavoro, sia quella dei diversi settori produttivi), che dovrà scrivere regole capaci di rendere meno costoso e più fruibile lo strumento, sia nella fase di gestione sia in quella di chiusura del rapporto.

Un altro elemento che potrebbe valorizzare il lavoro tramite Agenzia è la reintroduzione del reato di somministrazione fraudolenta: una norma che tanti giudicano inutile ma che, invece, può diventare uno strumento utile per mettere fuori dal mercato quelle Agenzie per il lavoro nate solo per aiutare gli utilizzatori ad aggirare i vincoli fissati dalla legge o dai contratti collettivi.

Questi operatori sono una sparuta minoranza, ma possono danneggiare la credibilità di un settore che, invece, nei due decenni trascorsi dalla sua nascita si è contraddistinto per la qualità e la serietà dei servizi offerti alle imprese e ai lavoratori.

Se le Agenzie per il lavoro saranno in grado di cogliere questi spunti, il Decreto dignità potrebbe diventare l’occasione per ribadire il ruolo della somministrazione come principale forma di flexsecurity del mercato del lavoro.

Falasca – Bocchieri