La circolare n. 1/2019 di ANPAL mette sotto i riflettori l’art. 4, comma 15-quater del d.l. n. 4/2019, secondo il quale si considerano in stato di disoccupazione non solo i soggetti privi di un lavoro, ma anche quelli che, pur avendo un reddito da lavoro dipendente o autonomo, non superano una soglia annuale predefinita (8.145 euro annui in caso di lavoro subordinato e 4.800 euro annui in caso di lavoro autonomo).

Sulla base di questa norma – che modifica l’impianto del d.lgs. 150/2015 (uno dei decreti attuativi del Jobs Act) – esiste un “doppio canale” per l’accesso allo stato di disoccupazione: i soggetti che non svolgono attività lavorativa sia di tipo subordinato che autonomo, da un lato, e  i lavoratori che hanno un’attività autonoma o subordinata ma non superano alcune soglie di reddito, dall’altro. Per tutti, sussiste l’obbligo di dichiarare la propria immediata disponibilità (DID) allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro.

Per i soggetti che sono nel secondo canale, si pone il problema del calcolo del reddito ai fini del superamento della soglia.

La circolare ANPAL chiarisce che tale computo va effettuata in termini prospettici, ipotizzando la retribuzione annua lorda che spetterebbe per quella determinata attività di lavoro subordinato, e applicando la sospensione qualora tale valore superi l’importo d 8.145 euro annui. La perdita dello stato si verificherà in un secondo momento, solo se il lavoratore percepirà effettivamente delle retribuzioni sopra la soglia massima.

Inoltre, la circolare ricorda che per i rapporti di lavoro subordinato che non superano la durata di 6 mesi lo stato di disoccupazione non viene revocato ma soltanto sospeso (il computo si opera sul singolo rapporto).

Combinando queste regole si determina un regime di perdita graduale dello stato di disoccupazione, caratterizzato da una prima fase di sospensione, che dura al massimo 6 mesi e si applica se la retribuzione “teorica” eccede il tetto massimo, e una successiva fase di perdita dello status, che si verifica solo se sono state superate, in concreto, le soglie di reddito; per capire questo meccanismo, facciamo un esempio.

Un lavoratore viene assunto con un contratto di 9 mesi a fronte di una retribuzione mensile pari a 1.000 euro. Considerato che la retribuzione su base annua ammonta supera l’importo massimo di 8.145 euro, per i primi 180 giorni lo stato di disoccupazione viene sospeso; al termine di questo periodo, se la soglia di reddito viene effettivamente superata, lo status decade.

Nel caso di lavoro autonomo, non esiste la sospensione dello stato di disoccupazione. Il lavoratore che – applicando le regole valide ai fini del calcolo dell’IRPEF, seguendo il principio di cassa e detraendo i contributi versati alle eventuali gestioni previdenziali obbligatorie – supera la soglia massima annua di reddito (4.800 euro) deve comunicare la notizia ai servizi competenti; dalla data del superamento si verifica la perdita dello stato di disoccupazione.

I lavoratori intermittenti conservano lo stato di disoccupazione per tutto il periodo del contratto solo nel caso in cui la retribuzione annua prevista  sia inferiore al limite esente da imposizione fiscale (€ 8.145 annui).. In caso contrario, ai fini della sospensione dello stato di disoccupazione, occorre invece distinguere a seconda che il contratto preveda o meno l’obbligo di risposta da parte del lavoratore.

Mantengono lo stato di disoccupazione, infine, i tirocinanti – che non sono lavoratori –, chi svolge lavori socialmente utili, così come i soggetti che svolgono prestazioni occasionali, in quanto i relativi compensi “non incidono sul suo stato di disoccupato”, per espressa previsione normativa.