La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi, ancora una volta, sulla validità di un verbale di conciliazione sottoscritto in sede sindacale ritenuto, da parte del lavoratore ricorrente, viziato per violenza morale e sproporzione tra le concessioni avvenute tra le parti.

Nel caso di specie, un agente di commercio sottoscriveva un verbale di conciliazione in sede sindacale con la società mandataria al fine di regolare gli effetti risolutivi del rapporto di agenzia intercorso tra le parti.

L’agente, successivamente alla sottoscrizione dell’accordo, citava in giudizio la Società al fine di ottenere – previa declaratoria di nullità o annullamento del verbale di conciliazione – il pagamento di una somma a titolo di spettanze professionali, indennità di scioglimento del contratto, indennità suppletiva di clientela e indennità sostitutiva del preavviso.

Il Giudice di primo grado rigettava la domanda proposta dall’agente, ritenendo che l’accordo transattivo fosse esente da vizi sia con riferimento alla partecipazione del rappresentante sindacale, sia all’asserita “violenza morale” posta in essere dalla Società con il minacciato recesso dal contratto di agenzia.

Conseguentemente, l’agente proponeva appello avverso la sentenza, deducendo l’assenza di bilateralità delle reciproche concessioni, la mancata prova della sua iscrizione al sindacato di appartenenza del rappresentante sindacale dinanzi al quale veniva sottoscritto l’accordo e l’incidenza della violenza morale esercitata dalla Società in sede di sottoscrizione dello stesso.

La Corte d’Appello, confermando la decisione di primo grado, precisava che l’accordo stipulato tra le parti rispettava i requisiti di validità ed efficacia propri di un negozio transattivo e riteneva non plausibile la sussistenza dell’asseverata compressione della volontà negoziale dell’agente.

La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei Giudici di merito, con la pronuncia in esame, definisce i termini e le condizioni necessari al fine della validità di un accordo transattivo in presenza di rappresentante sindacale precisando che “in materia di atti abdicativi di diritti del lavoratore subordinato, le rinunce e le transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro previsti da disposizioni inderogabili di legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione conclusi in sede sindacale, non sono impugnabili, a condizione che l’assistenza prestata dai rappresentanti sindacali sia stata effettiva, così da porre il lavoratore in condizione di sapere a quale diritto rinunci e in quale misura, nonché, nel caso di transazione, a condizione che dall’atto stesso si evincano la questione controversa oggetto della lite e le reciproche concessioni in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell’articolo 1965 del Codice civile” (Cass. n. 24024/2013).

Pertanto, qualora in sede di sottoscrizione del verbale di conciliazione il rappresentante dei lavoratori legga il verbale illustrando i diritti e le rinunce del lavoratore, la conciliazione dovrà essere ritenuta valida e non potrà successivamente essere impugnata per violenza morale, senza che abbiano rilievo le “sproporzioni” relative alle concessioni avvenute tra le parti e previste nel verbale di conciliazione, essendo queste addivenute ad un accordo transattivo concordemente e liberamente.

La Corte di Cassazione con la pronuncia in esame, conferma dunque un elemento essenziale al fine della validità di un verbale di conciliazione, ovvero la piena consapevolezza da parte del lavoratore di quanto previsto all’interno dell’accordo che andrà a sottoscrivere.